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18 aprile, 2017 – La responsabilità sociale di Celgene

Nell’ultimo decennio, oltre1,2 milioni di persone sono state trattate con le terapie di Celgene, che continua così a tenere fede alla sua promessa di prolungare emigliorare la vita dei pazienti in tutto il mondo.

Celgene, oltre a continuare il suo impegno nella scoperta, nello sviluppo e nella commercializzazione di nuovi farmaci per i pazienti con bisogni medici insoddisfatti, quest’anno ha deciso di rendere pubblici i principi alla base delle politiche di prezzo, per aumentare la trasparenza, i propri obiettivi ambientali, da raggiungere entro il 2020, e ha intensificato il suo impegno a favore dei pazienti, attraverso la collaborazione con circa 150 associazioni pazienti in tutto il mondo.

“I pazienti sono al centro di tutto ciò che facciamo in Celgene”, ha affermato Mark J. Alles, CEO di Celgene. “Mettere i pazienti al centro è ciò che ci unisce. È la nostra essenza.”

L’impegno di Celgene in termini di responsabilità sociale d’impresa ha ricevuto, per la prima volta, una valutazione esterna, da parte di 50 stakeholders, tra cui esperti di salute, tutela dei pazienti, gestione ambientale e politiche pubbliche. Quanto emerso da questi confronti contribuirà  a definire le priorità future dell’azienda in materia di responsabilità sociale d’impresa, concentrandosi su quelle in grado di generare un valore sia aziendale, sia sociale.

Un altro aspetto emerso dai confronti è che l’accesso dei pazienti alle cure è una priorità assoluta sia per Celgene, sia per i suoi stakeholders. L’azienda collabora con i professionisti della salute, i sistemi sanitari, le associazioni pazienti e i governi per garantire l’accesso alle terapie ed è costantemente impegnata a  condividere la propria visione e la propria esperienza in dibattiti pubblici sulle politiche sanitarie.

“L’accesso all’assistenza sanitaria resta un’importante sfida globale sia nei paesi industrializzati, sia in quelli in via di sviluppo”, ha dichiarato Joel Beetsch, vice-presidente della divisione Patient Advocacy di Celgene. “Migliorare l’accesso alle terapie innovative significa mettere a disposizione dei pazienti tutte le opportunità possibili per avere una vita più lunga e produttiva”.

 “Mettere i pazienti al centro è l’obiettivo che ci unisce. È la nostra essenza.”

Il Consorzio The Academic Model Providing Access to Healthcare (AMPATH), una delle partnership di Celgene per promuovere il diritto alla salute globale si pone come obiettivo primario l’accesso alle cure L’Istituto di oncologia di AMPATH rientra in uno dei pochi programmi oncologici multi-istituzionali e internazionali presenti nell’Africa sub-sahariana. Il programma affronta tutte le fasi della cura del tumore: prevenzione e screening, diagnosi e trattamento, cure palliative e servizi di sostegno e assistenza al lutto. Il supporto di Celgene a favore dell’Istituto oncologico di AMPATH ha reso possibile erogare servizi di assistenza clinica per pazienti oncologici presso 5 centri di cura. Celgene offre un importante sostegno all’infrastruttura farmaceutica e alle strategie terapeutiche innovative destinate ai pazienti di AMPATH e include inoltre attività educative per i pazienti con patologie ematologiche, il potenziamento della supply chain dei farmaci, il supporto alle infrastrutture e lo sviluppo di un programma di tirocinio in farmacia.

Migliorare la vita dei pazienti in tutto il mondo: un obiettivo reso possibile solo grazie ai circa 7.000 dipendenti di Celgene che sono impegnati a realizzare la mission aziendale con un impatto positivo nelle rispettive comunità. Nel 2015, Celgene si è posizionata al 12o posto tra le aziende con la migliore reputazione nell’indagine Top Employers condotta da Science Careers ed è stata nominata miglior partner nel settore biofarmaceutico per la campagna di raccolta fondi “Light the Night” della Leukemia and Lymphoma Society.

Con l’intento di fare la differenza per la società, a dicembre 2016 Celgene si è impegnata pubblicamente per raggiungere in futuro obiettivi di tutela ambientale. Tali obiettivi, che l’azienda intende raggiungere entro il 2020, includono la riduzione delle emissioni di gas serra, maggiori investimenti nelle fonti di energia rinnovabili, la riduzione del prelievo idrico e della produzione di rifiuti solidi.

“La salute dell’uomo è chiaramente correlata alla salute del pianeta”, ha dichiarato Zeba Khan, vice-president della Divisione Corporate Responsibility di Celgene. “Sono obiettivi   ambiziosi ma realistici e, mentre continueremo a impegnarci per ridurre al minimo il nostro impatto sul pianeta, ci aiuteranno a puntare più in alto e a fare sempre meglio.”

Questi obiettivi ambientali nascono da una cultura aziendale che punta all’integrità, e a condividere la propria visione e la propria esperienza in dibattiti pubblici.

Queste e molte altre iniziative di Celgene sono in linea non solo con le priorità di responsabilità sociale d’impresa ma anche con i suoi obiettivi, che, giorno dopo giorno, guidano i suoi dipendenti in tutto il mondo.

Per maggiori informazioni sul costante impegno di Celgene per mettere i pazienti sempre al centro, vi invitiamo a leggere il Bilancio di Responsabilità Sociale 2016 di Celgene.

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Verona, il 6 e 7 maggio, è stata città principe nella lotta al tumore al pancreas. La città scaligera ha infatti ospitato diverse iniziative a sostegno di prevenzione, diagnosi e terapia di questa grave neoplasia, dirette soprattutto a medici, pazienti e, più in generale, a tutta la popolazione. Il carcinoma pancreatico è, un tumore molto difficile con una alta mortalità che colpisce ogni anno, 12.500 italiani e, a causa della sua natura silente e aggressiva, viene diagnosticato quando ormai la situazione richiede un intervento chirurgico e farmacologico, molto complesso.

Il convegno nazionale “Advances in Oncology, Focus sul Carcinoma del Pancreas”ha riunito le maggiori figure  scientifiche e mediche a livello nazionale in quest’area. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e i maggiori esperti nazionali – hanno ribadito la necessità di un approccio multidisciplinare alla patologia, con équipe mediche riunite in centri di riferimento, come ad esempio l’Azienda Ospedaliera di Verona. Solo in questo modo, dichiarano gli esperti, si potrà garantire la migliore assistenza al paziente collezionando dati e casistiche e avanzando nella ricerca per il trattamento di questa malattia. La conferenza stampa di apertura è stata l’occasione per presentare ai giornalisti il progetto AIOM “Cooking. Comfort. Care”, una campagna internazionale sulla corretta nutrizione per il paziente oncologico realizzata con il contributo non condizionante di Celgene. Sul sito web AIOM, sarà possibile trovare e scaricare consigli e ricette utili al benessere del paziente; L’ attenzione a tavola è, infatti, un elemento di fondamentale importanza per aumentare la qualità di vita di chi è in terapia.

Momento importante, è stato il Bubble flash mob dal titolo “La Vita è Meravigliosa, Prevenire Allunga la Vita”, durante il quale Piazza delle Erbe è stata invasa da ballerini e bolle di sapone,una coreografia che ha colpito i presenti e ha permesso di far conoscere alla popolazione questa patologia sensibilizzandola sull‘importanza di condurre un corretto stile di vita e sulla  prevenzione.

Per conoscere le ricette AIOM: http://www.aiom.it/pazienti/iniziative-eventi-pubblici/cooking-comfort-care-tumore-pancreas/1,1745,1

celgene-il-coraggio-di-investire-e-credere-nellitalia

Al centro dei due giorni di lavori, fortemente voluti dal Ministro della Salute, la situazione della ricerca scientifica oggi nel Nostro Paese. Un’occasione unica durante la quale le più alte cariche istituzionali, autorità accademiche e scientifiche, ricercatori, rappresentanti dei pazienti, del mondo industriale e della finanza sono stati chiamati a confrontarsi sugli attuali limiti e criticità della ricerca sanitaria, evidenziando le potenzialità di un settore che oltre ad un grande valore etico e sociale, costituisce, per tutto l’indotto e per le diverse realtà che interconnette, una significativa opportunità di crescita.

“E’ necessario che tutto il Paese capisca che la ricerca è un asset strategico, su cui puntare per crescere e dare opportunità ai nostri cittadini. L’Italia è il quinto Paese al mondo come impact factor di pubblicazioni scientifiche prodotte, il dodicesimo per investimenti in ricerca biomedica e l’ottavo per peso di investimento in ricerca biomedica rispetto al totale destinato a ricerca e sviluppo. Ma il vulnus è rappresentato dalla difficoltà di trasformare questi studi in brevetti – con queste parole il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha aperto i lavori degli Stati Generali della Ricerca Sanitaria dando il via ad una sessione istituzionale di indirizzo seguita da diverse sessioni tematiche che hanno visto alternarsi sul palco oltre 150 relatori alla presenza di circa 2000 invitati.

E’ in questo contesto che alcuni rappresentanti del mondo dell’industria, tra cui l’Amministratore Delegato di Celgene Italia, sono stati invitati a portare la loro testimonianza di manager alla guida di aziende che hanno riconosciuto nella ricerca uno strumento strategico per vincere la sfida dell’innovazione. E’ il caso appunto di Celgene che come ha spiegato Pasquale Frega, Amministratore Delegato di Celgene Italia “investe in ricerca e sviluppo più del 30% del fatturato, contro una media di settore pari al 17%, per offrire terapie innovative che rispondano a bisogni ancora non soddisfatti da altri trattamenti e abbiano quindi un impatto significativo sui pazienti e sulla società. Numeri ancora più significativi se si considera che a soli dieci anni dall’apertura della sede italiana, il nostro Paese è diventato l’hub di riferimento europeo della ricerca Celgene in termini di numero di studi clinici e pazienti arruolati”. Negli ultimi 8 anni in Italia sono stati condotti oltre 76 studi clinici, di cui 27 in fase III, con investimenti per oltre 100 milioni di euro, e supportati circa 69 studi accademici indipendenti per un totale di 39 milioni di euro, arruolando solo negli studi accademici più di 10.500 pazienti. “Un contribuito importante da parte nostra, suffragato dalla straordinaria qualità della ricerca scientifica italiana, vera e propria eccellenza al livello mondiale per quantità e qualità di pubblicazioni. E’ per questo che abbiamo scelto di lavorare sul campo, a contatto con i migliori ricercatori, e continueremo a farlo investendo a livello mondiale in ricerca e sviluppo 3 miliardi e mezzo di dollari, impegnandoci a portare in Italia una quota sempre maggiore di investimenti” – conclude Frega.

Alla domanda del Ministro Lorenzin, se l’Italia rappresenti ancora un paese in cui valga la pena investire, Celgene risponde dunque con un convinto “SI” che si traduce in un piano di investimenti concreti e nel riconoscimento e valorizzazione dei migliori talenti quale asset strategico per lo sviluppo e il successo del proprio business. Basti pensare che negli ultimi tre anni l’azienda ha raddoppiato il proprio organico in Italia, contando oggi quasi 200 professionisti, di cui più di 40 impegnati in Ricerca e Sviluppo, il 58% rappresentato da donne, il 64% con meno di 45 anni e il 95% laureato e con un master. Un’azienda dunque giovane e altamente competitiva che ha deciso di investire nella ricerca e scommettere sul nostro Paese.

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In occasione dei 10 anni di Celgene in Italia, i dipendenti più sportivi dell’azienda hanno scelto di impegnarsi in uno degli eventi benefici più importanti in Italia, la Milano Marathon, che si è tenuta domenica 3 aprile, con l’obiettivo di farsi bene, facendo del bene. Le 7 squadre a staffetta, con 4 membri ciascuna, hanno corso per 10 km a testa, partendo dai Giardini di Porta Venezia, per percorrere la città, e rientrare ai Giardini stessi, festeggiando il proprio impegno presso lo stand Dynamo Camp.

Passione, dedizione e coraggio, tra i valori fondanti di Celgene, sono stati tradotti nell’impegno di correre per Dynamo Camp, ONLUS dedicata ad ospitare gratuitamente per periodi di vacanza bambini e ragazzi affetti da gravi malattie, in terapia o nei periodi di post-ospedalizzazione. La Milano Marathon, infatti, dà l’opportunità di aderire al Charity Program, progetto di solidarietà creato da Milano Marathon stessa, che permette di devolvere la propria quota d’iscrizione ad una delle associazioni no-profit iscritte, aiutandola a raccogliere donazioni.

Qui, è possibile intravvedere i video delle 7 squadre (Celginnica, Filosofia, Momenti di Gloria, Podisti per Caso, So Fast So Good, Verde, Via col Vento) che, traducendo in un impegno personale la filosofia di Responsabilità Sociale di Celgene, ovvero mettere sempre il paziente al centro delle loro azioni, hanno partecipato alla Milano Marathon: https://irewind.com/!/search?searchTerm=celgene

Per ulteriori informazioni su Milano Marathon: http://milanomarathon.it/

Per ulteriori informazioni su Dynamo Camp: http://www.dynamocamp.org/

 

 

 

Giornata Mondiale delle Malattie Rare: l’importanza della ricerca medica

Il 29 Febbraio si celebra la Giornata Mondiale delle Malattie Rare: un’occasione speciale per accrescere la conoscenza su queste patologie che, pur essendo talora molto gravi, nella maggior parte dei casi sono ancora poco note.

In Europa e, quindi, in Italia, è definita rara una malattia la cui  prevalenza è inferiore a 5 casi ogni 10.000 individui. Ad oggi, le malattie rare conosciute sono circa 7.000. In molti casi si tratta di  malattie genetiche che possono manifestarsi fin dall’infanzia, in altri casi possono intervenire più avanti negli anni, come alcuni tumori rari, che possono colpire anche nella terza età. Ne sono esempio i tumori del sangue, come il Mieloma Multiplo (MM), le Sindromi Mielodisplastiche (SMD) e alcuni tipi di leucemie.

I pazienti più anziani, affetti da queste malattie, possono incontrare diverse difficoltà nella diagnosi e nella terapia, per via della complessità delle patologie, della difficoltà nel sostenere una terapia in età più avanzata e per il costo dei farmaci che attualmente possono offrire le migliori opzioni di cura. Gli avanzamenti nella ricerca medica, infatti, hanno reso disponibili diverse soluzioni terapeutiche, caratterizzate da una maggiore efficacia e minori effetti collaterali. Questi due fattori si traducono in una maggiore sopravvivenza e in una migliore qualità di vita, aspetti fondamentali sia per il paziente, sia per chi se ne occupa che, spesso, è un membro della famiglia. Un esempio è la terapia per il  Mieloma Multiplo, secondo tumore del sangue più diffuso, che oggi può essere combattuto con armi innovative e sicuramente più efficaci rispetto al passato (per approfondimenti: http://www.osservatoriomalattierare.it/mieloma-multiplo/10011-malattie-rare-i-progressi-dell-ematologia).

Per rispondere al sempre crescente bisogno di salute dei cittadini,  l’impegno nella ricerca medica è, quindi, fondamentale, sia da parte delle aziende, sia da parte dei Governi e dei Sistemi Sanitari.  Da parte delle Aziende sono necessari grandi investimenti (per esempio Celgene investe il 30% del suo fatturato in Ricerca e Sviluppo) per continuare a sviluppare opzioni di cura innovative, in grado di offrire ai pazienti le terapie di cui hanno bisogno. Dal canto loro i Governi devono garantire che i cittadini ricevano la migliore assistenza a cui hanno diritto, mettendo in atto politiche che favoriscano gli investimenti nel  settore, avendo come obiettivo il beneficio dei pazienti,della ricerca e dello sviluppo economico del paese.

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Una diagnosi di carcinoma pancreatico è devastante. Il carcinoma pancreatico è uno delle neoplasie maligne a più alta mortalità, nella maggioranza dei casi i pazienti vanno incontro a decesso entro sei mesi1 – meno di tre mesi, se la malattia è metastatica.2 Nei pazienti con diagnosi di adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), la forma più comune, i tassi di sopravvivenza a cinque anni sono inferiori al 4%. Questi numeri sono solo un primo passo per capire la patologia e malgrado l’attuale infausta prognosi, vi sono motivi per credere che ciò possa accadere.

Ali Stunt è delle poche pazienti sopravvissute al carcinoma pancreatico. Fondatrice e Chief Executive di Pancreatic Cancer Action, un ente benefico britannico impegnato a creare consapevolezza e promuovere la diagnosi precoce, nel 2007 ha dovuto fare i conti con una diagnosi di adenocarcinoma localizzato nella coda del pancreas. La prognosi è stata ancor più sconcertante perché Ali non presentava fattori di rischio evidenti: non fumava, aveva meno di 60 anni (41 all’epoca) e nessuna familiarità per il carcinoma pancreatico.

Ali è convinta di essere sopravvissuta grazie a una diagnosi precoce, giunta solo dopo essersi più volte recata dai medici lamentando dolore ricorrente alla schiena. “Il mio non era stato considerato un caso urgente perché nessuno aveva preso in considerazione la possibilità che fosse un tumore, ma io sapevo che qualcosa non andava e continuavo a tornare dai medici. Se, da un lato, avere un carcinoma pancreatico è senza ombra di dubbio una sfortuna nera, dall’altro sono stata molto fortunata perché la diagnosi è stata precoce e hanno potuto operarmi”, racconta Ali. Infatti meno del 20% dei casi la malattia è operabile.3 Per molti pazienti la diagnosi giunge troppo tardi, quando il tumore ha già iniziato a diffondersi ad altri organi.

Il tumore al pancreas ha delle caratteristiche biologiche particolari, che spiegano i motivi per i quali è una neoplasia così grave – spiega il Prof. Stefano Cascinu, Direttore dell’Oncologia al Policlinico di Modena  E’ difficile attuare una vera diagnosi precoce, però abbiamo ampi margini per migliorare le chance di cura di molti pazienti. In alcuni casi, infatti, è possibile attuare un percorso preventivo, ad esempio per persone con una familiarità alle mutazioni del gene BRCA1-2, persone con sindrome di Lynch di tipo 2 e pazienti affetti da pancreatite cronica. Sarebbe opportuno anche un attento monitoraggio da parte dei Medici di Medicina Generale, rispetto a quei pazienti che, improvvisamente, intorno ai 50 anni sviluppano una forma di diabete, sui pazienti obesi e sui fumatori”.

In attesa di poter trovare soluzioni terapeutiche maggiormente efficaci, sarebbe possibile mettere in atto delle misure per offrire una maggiore aspettativa di vita al paziente. “La gestione del tumore pancreatico è spesso difficile – dichiara il prof. Cascinu  E’, infatti, fondamentale che i medici delle diverse specialità si coordinino in modo ottimale, per prendere le decisioni terapeutiche più appropriate, mettendo in atto una strategia che garantisca l’applicazione di tutte le migliori opzioni terapeutiche dirette alla migliore gestione della patologia per ogni tipologia di paziente”.

 Una migliore comprensione della genomica della malattia potrà dare un contributo fondamentale alla svolta necessaria. Di recente sono stati compiuti grandi passi avanti nella ricerca: il sequenziamento dell’intero genoma dell’adenocarcinoma duttale pancreatico realizzato da un gruppo di ricercatori in Australia ha portato all’identificazione di quattro sottotipi di carcinoma pancreatico sulla base di variazioni strutturali nel DNA,4 mentre un gruppo di ricerca statunitense ha identificato un gene specifico, ATDC o TRIM295, uno dei tanti geni che giocano un ruolo chiave nella progressione dei tumori pancreatici pre-invasivi in metastatici. Questi progressi aprono la via ad approcci terapeutici più mirati.

Oltre alla genomica, è fondamentale concentrarci anche sul microambiente nel quale le cellule sono immerse – afferma il Prof. Cascinu  La comprensione di come le cellule tumorali interagiscono con l’ambiente, la definizione del ruolo dell’infiammazione come evento chiave nei meccanismi di progressione della malattia, della resistenza alla chemioterapia e all’immunoterapia, sono aspetti fondamentali per lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici”.

Gli esperti sono concordi nell’affermare che il modo più efficace per compiere passi avanti nel trattamento del carcinoma pancreatico è attaccare la malattia su più fronti.

Dopo la prima Giornata mondiale del carcinoma pancreatico (13 novembre 2014) sono state lanciate diverse importanti iniziative a livello UE.

I deputati del Parlamento europeo hanno rivolto un appello agli Stati-membri e alle istituzioni affinché il carcinoma pancreatico sia considerato una priorità e oggetto di iniziative UE allo scopo di promuovere la ricerca, migliorare la raccolta dati attraverso i registri della malattia, identificare strumenti e metodi per una diagnosi più precoce, diffondere la conoscenza della malattia tra il pubblico e migliorare lo standard di cura passando dalla terapia palliativa al trattamento attivo.

È stata lanciata una piattaforma europea, con la collaborazione delle parti interessate, che riunisce rappresentanti delle Associazioni Pazienti, medici, accademici, policy maker e rappresentanti dell’industria con l’obiettivo comune di migliorare gli outcomes per i pazienti (Celgene è uno dei promotori della piattaforma e membro del comitato). Ali Stunt ha presenziato alla prima riunione a Bruxelles in veste di rappresentante per il Regno Unito dei pazienti con carcinoma pancreatico e delle loro famiglie. È ottimista sull’impatto positivo che un simile gruppo possa avere: “E’ risaputo che per decenni i pazienti con carcinoma pancreatico in Europa sono stati trascurati, destinando fondi insufficienti alla ricerca su questa malattia. È entusiasmante vedere che vi è una reale motivazione al cambiamento e che questo cambiamento è già iniziato grazie a diverse forti iniziative di sensibilizzazione e azioni di lobbying che saranno annunciate in occasione del meeting dello European Pancreas Club a giugno”.

Mentre negli ultimi due decenni sono stati compiuti enormi progressi per migliorare gli esiti per un’ampia percentuale dei pazienti oncologici, purtroppo non sono stati registrati consistenti miglioramenti nel trattamento del carcinoma pancreatico. Infatti, per circa vent’anni non si è verificato un miglioramento significativo dei tassi di sopravvivenza.6 Il carcinoma pancreatico è attualmente la quarta causa di morte per cancro in Europa,7 ma entro il 2020 supererà il carcinoma mammario come seconda principale causa di morte per tumore.8 Sono pertanto necessarie una diagnostica precoce e nuove terapie per migliorare gli esiti di questa patologia.

Fino a poco tempo fa il trattamento standard di prima linea per il carcinoma pancreatico era rappresentato dalla gemcitabina, approvata nel 1997. Il carcinoma pancreatico è una patologia difficile da trattare e a oggi solo tre farmaci hanno ricevuto l’approvazione dell’autorità regolatoria nella UE.9 Celgene è una delle poche aziende farmaceutiche impegnata nella ricerca sul carcinoma pancreatico con nab-paclitaxel, approvato nella UE come terapia di prima linea del carcinoma pancreatico metastatico in associazione a gemcitabina. Inoltre, sono in corso studi su 39 nuovi agenti in associazione a nab-paclitaxel con la speranza di migliorare ulteriormente la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma pancreatico metastatico.

Oggi sono oltre 100.00010 le persone che in Europa convivono con una diagnosi di carcinoma pancreatico; e poiché questo numero è destinato a salire nei prossimi anni, a causa dell’invecchiamento della popolazione, vi è la necessità urgente di cercare nuove risposte all’emergenza medica del carcinoma pancreatico.


References:
1. Mukherjee 2008. Clinical Oncology. Pancreatic cancer within a UK Cancer Network with Special Emphasis on Locally Advanced Non-Metastatic Pancreatic Cancer.
2. Carrato 2014. Systematic Review of the Burden of Pancreatic Cancer in Europe: Real-world impact on Survival, Health Economics and Quality of Life. Beaujon conference abstract.
3. M. Hidalgo, “Pancreatic cancer,” The New England Journal of Medicine, vol. 362, no. 17, pp. 1605–1617, 2010.
4. Nature 518,495–501 (26 February 2015) www.nature.com/nature/journal/v518/n7540/full/nature14169.html
5. Genes & Dev. 2015. 29: 171-183: http://genesdev.cshlp.org/content/29/2/171.short
6. Cancer Research UK. Cancer survival statistics. www.cancerresearchuk.org/cancer-info/cancerstats/types/
7. Malvezzi 2014. Annals of Oncology. European cancer mortality predictions for the year 2014.
8. Pancreatic Cancer Action network. 2012. The alarming rise of pancreatic cancer deaths in the United States… www.pancan.org/wp-content/uploads/2013/01/incidence_report_2012.pdf
9. BIOtechNOW. Oncology Clinical Trials – Secrets of Success www.biotech-now.org/business-and-investments/2012/02/oncology-clinical-trials-secrets-of-success
10. Globocan/IARC fact sheet 2012: http://globocan.iarc.fr/Pages/fact_sheets_population.aspx

Milano, gennaio 2016

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Leishmaniasis. Chagas disease. Lymphatic filariasis. These are diseases the average person in an industrialized nation has probably never heard of. Yet they directly affect a billion people worldwide and threaten to infect millions more.

There are approximately 17 neglected tropical diseases (NTD) that strike millions in the developing world, especially slum dwellers and subsistence farmers and their families. “Over half of the human population is at risk for or currently has neglected tropical communicable diseases,” said Jerome B. Zeldis, MD, PhD CEO of Celgene Global Health and CMO of Celgene, at the World Orphan Drug Congress Europe in 2011.

Despite the widespread nature of NTDs, many of the drugs used to treat them are old or have serious side effects. Better options would be more effective, affordable, oral, tolerable, taken only once a day and able to withstand high temperature and humidity.

Unfortunately, research for NTDs doesn’t get the same level of funding as the big three tropical illnesses: human immunodeficiency virus (HIV)/acquired immunodeficiency syndrome (AIDS), malaria and tuberculosis, which are heavily supported by the international financing institution The Global Fund. NTDs traditionally haven’t been a focus for most major pharmaceutical companies, either, mainly because they bring little to no return on investment.

But things are finally starting to look up. In 2012 the Bill and Melinda Gates Foundation donated $363 million over five years to help with research and drug distribution programs for NTDs. Some pharmaceutical companies are helping out by donating medicines, and it’s believed that many people will finally get the treatments they desperately need. “I am confident almost all of these diseases can be eliminated or controlled by the end of this decade,” Margaret Chan, World Health Organization director general, said, according to Reuters.

Celgene Global Health (CGH), a division of Celgene Corporation founded in 2009, knows that disease can prevent people from being socially and economically productive. CGH holds the belief that its commitment to patients should extend to people in the developing world, and that providing life-saving therapies and participating in healthcare partnerships are key mechanisms for promoting prosperity worldwide.

CGH is working with product development partnerships, non-governmental organizations (NGOs), academic institutions and other organizations to assess the potential for some of its proprietary compounds for use in treating neglected diseases. The projects are in various stages, ranging from screenings to clinical trials. Current research and development (R&D) programs target leishmaniasis, human African trypanosomiasis (HAT), Chagas disease, malaria, lymphatic filariasis, tuberculosis, hemorrhagic fevers, HIV and Kaposi sarcoma.

Drawing from its experiences with thalidomide and beyond, Celgene has collaborated with the U.S. Agency for International Development (USAID), Indiana University and the Academic Model for Providing Access to Healthcare (AMPATH) to support expanded safe access to life-saving therapies that carry their own risks. AMPATH now works in Kenya to train medical personnel and to improve patient safety systems, pharmacy security and distribution control.

The goal of pharmaceutical companies’ teaming up with global health organizations is to ensure more people with NTDs receive necessary treatments. “Maybe as the decade goes on, people will wonder if these should be called neglected diseases,” Bill Gates said in 2012 at Uniting to Combat NTDs. “Maybe as the milestones go on, we will call them just tropical diseases.”

Although there is hope, a lot of work has yet to be done to vanquish NTDs. At the 2011 World Orphan Drug Congress Europe, Dr. Zeldis said he believes it’s  unacceptable to ignore NTDs and urged companies that can afford to help to do so. “The patients are waiting and there are a lot of them out there.”


Originally published on Celgene.com.