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3 maggio 2017 — 14° Simposio Internazionale sulle sindromi mielodisplastiche

Per i pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (MDS), un gruppo di disordini del midollo osseo che alterano la produzione delle cellule ematiche, i primi anni del 2000 sono stati caratterizzati da notevoli progressi, grazie all’approvazione di diverse nuove opzioni terapeutiche; da allora, i progressi nella ricerca e nel trattamento sono stati minimi.[1]

Con l’approssimarsi del Simposio Internazionale 2017 sulle sindromi mielodisplastiche, in programma questa settimana e a cui parteciperanno numerosi ricercatori, le speranze si stanno ora riaccendendo.

Gli esperti ritengono che una migliore comprensione del modo in cui il sistema immunitario e le mutazioni genetiche influiscono sulla malattia potrebbe portare a breve allo sviluppo di nuovi trattamenti.

Il Dr. Rafael Bejar, professore ordinario presso la University of California di San Diego, ci spiega perché sta aspettando con impazienza l’evento di quest’anno

Quali sono le sfide nel trattamento delle MDS?

Da tempo facciamo affidamento su tre farmaci approvati oltre 10 anni fa; questi trattamenti hanno eliminato la dipendenza da trasfusioni, hanno migliorato le conte ematiche e, con ogni probabilità, prolungato la vita di alcuni pazienti. Tuttavia, non tutti rispondono a queste terapie. Abbiamo bisogno di un numero maggiore di opzioni terapeutiche per trattare la malattia in modi diversi. Quando si dispone di più farmaci tra cui scegliere, è anche possibile iniziare a tracciare un profilo dei pazienti per prevedere quale sarà il farmaco migliore e personalizzare ulteriormente la cura.

Perché è così difficile fare progressi nel trattamento delle MDS?

Le MDS differiscono in larga misura da molti altri tumori. Dato che la malattia colpisce  pazienti anziani e spesso fragili, è necessario trovare farmaci che siano non solo efficaci, ma anche tollerabili e sicuri.

Dobbiamo quindi comprendere la malattia meglio di quanto si sappia fare oggi. Le cellule delle MDS non crescono facilmente in laboratorio, rendendone quindi difficile lo studio.

Quali recenti progressi verranno illustrati al simposio di quest’anno?

Una delle nuove e interessanti scoperte avvenute negli ultimi anni riguarda il modo in cui il sistema immunitario innato è coinvolto nello sviluppo delle MDS. Sappiamo che le cellule delle MDS danno origine ad uno stato infiammatorio e proliferano in questo ambiente. Potremmo essere in grado di trattare in modo mirato questo particolare tipo di infiammazione con farmaci e anticorpi terapeutici, per rendere più vulnerabili le cellule delle MDS. Questo approccio deve essere ancora studiato in modo approfondito da un punto di vista clinico, ma la ricerca in quest’ambito potrebbe offrire una serie interessante di bersagli terapeutici.

Vi è inoltre un crescente interesse nel possibile ruolo svolto nelle MDS dai linfociti B e T che formano il sistema immunitario adattativo. Alcune delle più interessanti terapie oncologiche attualmente utilizzate modificano il modo in cui il sistema immunitario reagisce alle cellule delle MDS. I ricercatori stanno attualmente studiando diversi tipi di approcci immunoterapeutici per il trattamento delle MDS.

Cosa hanno appreso i ricercatori sui processi biologici delle MDS? In che modo le informazioni acquisite possono aiutarci a trattare i pazienti?

Stiamo utilizzando le mutazioni per identificare i pazienti che presentano maggiori probabilità di rispondere a una data terapia. La genetica ci ha permesso di individuare diversi sottoinsiemi di MDS con pattern di mutazione distinti e importanti differenze negli outcome clinici. Ad esempio, i pazienti che presentano mutazioni in un gene chiamato SF3B1 tendono a rispondere in modo relativamente positivo, mentre i pazienti con mutazioni nel gene TP53 presentano solitamente una malattia più aggressiva, con prognosi generalmente più sfavorevole. Finora abbiamo stabilito le terapie in base a quelli che pensavamo potessero essere i possibili sviluppi della malattia, ora invece possiamo utilizzare metodi più accurati per predire la prognosi.

“Se riusciremo a rendere la malattia più gestibile, i pazienti potranno condurre una vita migliore e morire con la MDS, non di MDS.”

Alcuni dei nuovi sviluppi scientifici stanno inoltre contribuendo al processo di diagnosi delle MDS, è esatto?

Al momento molte persone con conte ematiche inspiegabilmente basse rimangono senza una diagnosi. Non soddisfano gli attuali criteri diagnostici delle MDS. Oggi tuttavia sappiamo che circa il 40% di questi pazienti presenta mutazioni associate alle MDS. Questi dati supportano l’aggiunta di test sulle mutazioni e sul sequenziamento del DNA al work-up diagnostico eseguito su questi pazienti. Potrebbe essere necessario ampliare la nostra definizione di MDS, per includere i pazienti affetti da una condizione simile alle MDS e che presenta una  probabilità di evolvere. Potremo inoltre essere in grado di dire a quei pazienti che non presentano queste mutazioni che potrebbero avere outcome favorevoli anche senza trattamento.

E’ ottimista sulla possibilità di avere presto progressi nel trattamento?

Le MDS sono indubbiamente un gruppo di disordini con molti trattamenti in sviluppo, che ci fanno ben sperare. Tuttavia, al momento, l’unica potenziale cura è rappresentata dal trapianto di cellule staminali. Sebbene i progressi ottenuti in tale ambito stiano rendendo i trapianti più sicuri ed efficaci, necessitiamo tuttavia di altre opzioni terapeutiche per la maggior parte dei pazienti che non possono essere sottoposti al trapianto di cellule staminali. Esistono diversi nuovi bersagli da studiare, tra cui le cascate infiammatorie, gli inibitori del checkpoint immunitario, le vie apoptotiche e i fattori di splicing mutati. Quando ci riusciremo, attaccheremo la malattia su più fronti. Con questi nuovi potenziali bersagli, speriamo di compiere enormi progressi nelle modalità di trattamento dei pazienti. “Se riusciremo a rendere la malattia più gestibile, i pazienti potranno condurre una vita migliore e morire con la MDS, non di MDS.”

Per ulteriori informazioni su questa malattia ematologica, leggere l’articolo “What Are Myelodysplastic Syndromes?”

[1] Chustecka Z., Dramatic changes in treatment landscape of MDS. Medscape, 7 marzo 2013. http://www.medscape.com/viewarticle/780319

Quando lo scorso anno la Commissione Europea ha stilato il Quadro di valutazione annuale della UE sugli investimenti industriali in ricerca e sviluppo, Celgene è risultata essere la prima tra le principali aziende a livello mondiale in termini di percentuale di fatturato reinvestito in ricerca e sviluppo (R&S): quasi il 40% nel 2015.[1]

Reinvestire per sviluppare farmaci sempre più innovativi è essenziale per permettere a Celgene di mantenere la promessa fatta ai pazienti: garantire  il progresso  scientifico per migliorare il corso della salute umana. Lo sviluppo di nuove terapie è infatti basato su importanti investimenti in ricerca e sviluppo.

Gli investimenti di Celgene e di altre aziende biofarmaceutiche stanno già cambiando il corso di malattie gravi e potenzialmente fatali come i tumori. Secondo un recente rapporto dell’American Cancer Society, il tasso di mortalità per tumore negli Stati Uniti è diminuito del 25% tra il 1991 e il 2014, con oltre 2,1 milioni di decessi scongiurati.[2] I ricercatori ritengono che il 79-86% dei  tassi di sopravvivenza ottenuti tra il 1980 e il 2000 sia attribuibile ai nuovi trattamenti, compresi i farmaci innovativi.[3] In Italia, i dati dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori indicano un costante aumento del numero degli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore, di circa il 3% l’anno. Il numero di prevalenti (numero di soggetti ancora in vita con diagnosi di tumore), che era di 2 milioni e 244 mila nel 2006, è aumentato sino a oltre tre milioni nel 2016 e uno su quattro può considerarsi guarito, perché è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale.[4]

Il futuro delle terapie oncologiche è motivo di speranza per i pazienti. Sono attualmente in via di sviluppo oltre 800 terapie e l’80% dei trattamenti oncologici nelle pipeline è rappresentato da farmaci potenzialmente innovativi basati su nuovi approcci, come le cellule CAR-T e le immunoterapie”.[5] [6] [7]

Recentemente è stato inoltre dimostrato che i farmaci innovativi nel medio-lungo termine sono in grado di sostenere i Sistemi Sanitari. Secondo uno studio del 2014, pubblicato nel Journal of Oncology Practice, la spesa farmaceutica è aumentata del 179%, ma i costi complessivi delle terapie oncologiche sono diminuiti del 34%, grazie ad una minore necessità di cure ospedaliere e radioterapia. Inoltre, i pazienti continuano a ricevere cure di alto livello[8], capaci non solo di aumentare l’aspettativa di vita, ma anche di prolungarne e migliorarne la qualità.

Senza un forte impegno, diretto ad assicurare l’accesso per i pazienti ai farmaci oncologici precedentemente sviluppati, non sarebbe stato possibile creare una solida pipeline di terapie oncologiche. Questo ciclo virtuoso di innovazione è essenziale per garantire un progresso continuo nella lotta al cancro e ad altre malattie.

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[1] Quadro di valutazione UE 2016 sugli investimenti industriali in R&S. Commissione Europea, 2016. http://iri.jrc.ec.europa.eu/documents/10180/1030082/The%202016%20EU%20Industrial%20R%26D%20Investment%20Scoreboard Accesso: 8 febbraio 2016.

[2] Siegel Rebecca L., Miller Kimberly D., Jemal Ahmedin. Cancer statistics, 2017 CA: A Cancer Journal for Clinicians. 2017;67:7-30. http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.3322/caac.21387/full Accesso: 8 febbraio 2017.

[3] E. Sun, D. Lakdawalla, C. Reyes, D. Goldman, T. Philipson e A. Jena. The determinants of recent gains in cancer survival: An analysis of the Surveillance, Epidemiology, and End Results (SEER) database. Journal of Clinical Oncology, 2008.ASCO Annual Meeting Proceedings Vol 26, No 15S (May 20 Supplement), 2008: 6616

[4] AIOM- AIRTUM, I Numeri del cancro in Italia, 2016 http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdf

[5] Pharmaceutical Research and Manufacturers of America. PhRMA chart pack: cancer medicines value in context. Spring 2014. Capitolo 1, diapositiva 4. http://phrma-docs.phrma.org/sites/default/files/pdf/cancer_chart_pack.pdf Accesso: 8 febbraio 2017.

[6] Numero di farmaci ottenuti attraverso fonti pubbliche, governative e industriali e il database Adis “R&D Insight” aggiornato al 21 agosto 2015.

[7] G. Long e J. Works. “Innovation in the Biopharmaceutical Pipeline: A Multidimensional View.” Boston, MA: gruppo di analisi, gennaio 2013. Disponibile all’indirizzo www.analysisgroup.com/uploadedFiles/Publishing/Articles/2012_Innovation_in_the_Biopharmaceutical_Pipeline.pdf Accesso: 8 febbraio 2017.

[8]  Lee N. Newcomer Lee N., Gould Bruce, Page Ray D, Donelan Sheila A., Perkins Monica.  Changing Physician Incentives for Affordable, Quality Cancer Care: Results of an Episode Payment Model. Journal of Oncology Practice 10, no. 5 (September 2014) 322-326. DOI: http://dx.doi.org/10.1200/JOP.2014.001488 Accesso: 8 febbraio 2017.

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Italia eccellenza nell’ambito della ricerca medico-universitaria, grazie alla grande capacità dei nostri ricercatori, agli investimenti del settore privato e alla semplificazione prevista in futuro delle normative. Questa, la fotografia del Paese presentata al forum “Il Futuro è la Ricerca Clinica – Un’opportunità per il Paziente, il SSN e il Paese”, organizzato da The European House-Ambrosetti, in occasione della celebrazione dei 10 anni di Celgene in Italia.

Il quadro Italiano presentato al Forum ha evidenziato che, dopo una flessione del numero di studi clinici realizzati tra il 2008 e il 2013, dal 2014 il nostro Paese ha visto un graduale aumento delle sperimentazioni, che rappresentano oggi oltre il 18% degli studi Europei. In particolare, due dati dimostrano l’eccellenza del nostro Paese, quali: la crescita delle sperimentazioni di Fase I, un segnale positivo che indica una  maggiore partecipazione della ricerca italiana alla realizzazione di nuove cure, oltre che una maggiore capacità di fare ricerca; . il primo posto in Europa sia per numero di pubblicazioni per ricercatore, sia di citazioni per ricercatore, che dimostrano l’intraprendenza e la preparazione di chi opera in questo ambito.

Questa tendenza positiva verso la ricerca fa ben sperare,per l’Italia, che potrà anche avvalersi del nuovo regolamento Europeo 536/2014, in vigore dal 2018, e del nuovo Disegno di Legge presentato quest’anno dal Ministro Lorenzin. Questi due strumenti permetteranno, tra le altre cose, la semplificazione dei processi autorizzativi e degli adempimenti formali nella ricerca clinica, consentendo al nostro Paese di candidarsi a polo di riferimento per la realizzazione di ricerca biomedica.

Con queste basi, l’alleanza tra gli attori coinvolti – SSN, Accademia, Società Scientifiche, Associazioni Pazienti e Aziende – potrà dare frutti ancora maggiori, attraendo un maggior numero di investitori e favorendo la posizione italiana a livello Europeo.

Per maggiori informazioni potete visitare il seguente link http://www.ambrosetti.eu/ricercaclinica

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Il sito web Celgene Italia si rinnova, con una nuova veste grafica e una ampia selezione di notizie sempre aggiornate. In linea con i valori dell’Azienda: “Passione, Coraggio, Fiducia, Eccellenza”, il nuovo sito www.celgene.it contiene informazioni complete, trasparenti, di facile lettura, ma al tempo stesso scientificamente rigorose, caratteristica imprescindibile per chi opera nel settore biofarmaceutico.

Semplice da navigare e da consultare, a partire dalla homepage dove è possibile conoscere la storia e i valori dell’Azienda, l’impegno di Celgene nella Ricerca & Sviluppo di terapie innovative per il trattamento di neoplasie e patologie autoimmuni e infiammatorie, www.celgene.it si propone quale valido supporto a tutti coloro che desiderano approfondire diversi temi legati non solo all’Azienda, ma anche alle ultime novità mediche e scientifiche.

Celgene è arrivata in Italia 10 anni fa e, da allora, ha registrato una crescita straordinaria tanto da raddoppiare il numero dei propri addetti negli ultimi tre anni dichiara il dott. Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Celgene ItaliaForti dei numeri che fanno della nostra Azienda, a livello globale, una delle prime nel settore biotecnologico nelle cure ematologiche ed oncologiche e punta ad esserlo anche nell’area delle patologie autoimmuni e infiammatorie, abbiamo ritenuto di fondamentale importanza il rinnovamento del nostro sito web. Questo è, infatti, uno strumento pensato sia per far conoscere la nostra realtà, sia per fornire a ciascuno dei nostri interlocutori una piattaforma facilmente navigabile in cui trovare informazioni chiare e aggiornate sulle nostre attività e il settore di riferimento”.

 

Giornata Mondiale delle Malattie Rare: l’importanza della ricerca medica

Il 29 Febbraio si celebra la Giornata Mondiale delle Malattie Rare: un’occasione speciale per accrescere la conoscenza su queste patologie che, pur essendo talora molto gravi, nella maggior parte dei casi sono ancora poco note.

In Europa e, quindi, in Italia, è definita rara una malattia la cui  prevalenza è inferiore a 5 casi ogni 10.000 individui. Ad oggi, le malattie rare conosciute sono circa 7.000. In molti casi si tratta di  malattie genetiche che possono manifestarsi fin dall’infanzia, in altri casi possono intervenire più avanti negli anni, come alcuni tumori rari, che possono colpire anche nella terza età. Ne sono esempio i tumori del sangue, come il Mieloma Multiplo (MM), le Sindromi Mielodisplastiche (SMD) e alcuni tipi di leucemie.

I pazienti più anziani, affetti da queste malattie, possono incontrare diverse difficoltà nella diagnosi e nella terapia, per via della complessità delle patologie, della difficoltà nel sostenere una terapia in età più avanzata e per il costo dei farmaci che attualmente possono offrire le migliori opzioni di cura. Gli avanzamenti nella ricerca medica, infatti, hanno reso disponibili diverse soluzioni terapeutiche, caratterizzate da una maggiore efficacia e minori effetti collaterali. Questi due fattori si traducono in una maggiore sopravvivenza e in una migliore qualità di vita, aspetti fondamentali sia per il paziente, sia per chi se ne occupa che, spesso, è un membro della famiglia. Un esempio è la terapia per il  Mieloma Multiplo, secondo tumore del sangue più diffuso, che oggi può essere combattuto con armi innovative e sicuramente più efficaci rispetto al passato (per approfondimenti: http://www.osservatoriomalattierare.it/mieloma-multiplo/10011-malattie-rare-i-progressi-dell-ematologia).

Per rispondere al sempre crescente bisogno di salute dei cittadini,  l’impegno nella ricerca medica è, quindi, fondamentale, sia da parte delle aziende, sia da parte dei Governi e dei Sistemi Sanitari.  Da parte delle Aziende sono necessari grandi investimenti (per esempio Celgene investe il 30% del suo fatturato in Ricerca e Sviluppo) per continuare a sviluppare opzioni di cura innovative, in grado di offrire ai pazienti le terapie di cui hanno bisogno. Dal canto loro i Governi devono garantire che i cittadini ricevano la migliore assistenza a cui hanno diritto, mettendo in atto politiche che favoriscano gli investimenti nel  settore, avendo come obiettivo il beneficio dei pazienti,della ricerca e dello sviluppo economico del paese.

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 Le tappe dell’innovazione: cambiare gli esiti del mieloma multiplo

Il mieloma multiplo è una patologia con una storia che inizia nel  XIX secolo. Considerata per molto tempo una neoplasia ematologica incurabile, è diventata trattabile solo dalla fine degli anni Cinquanta, grazie all’utilizzo dei primi agenti alchilanti.

Ma quali sono state le tappe che hanno permesso di fare oggi la differenza per i pazienti affetti da mieloma? Di seguito vedremo quali sono state le innovazioni che hanno reso questa malattia trattabile, sebbene si rimanga ancora in attesa di una cura definitiva.

Il mieloma multiplo (MM) è una malattia che colpisce, tipicamente, gli anziani, con un’età mediana di insorgenza a 70 anni. Seconda neoplasia ematologica più comune, è un tumore  maligno delle plasmacellule, globuli bianchi che normalmente producono anticorpi. Proliferando in modo incontrollato, queste causano quasi sempre un eccesso di proteine anomale nel sangue che possono provocare anemia, lesioni ossee spontanee e danni renali.

I primi casi documentati di mieloma risalgono alla metà del XIX secolo. La malattia venne definita come “mollities et fragilitas ossium”, perché si manifestava con sintomi quali astenia e dolori ossei, causati dalle molteplici fratture.

A quel tempo non esistevano terapie mediche, salvo considerare tali le pillole di rabarbaro e l’infusione di buccia d’arancia. Un’altra prassi comune consisteva nell’uso delle sanguisughe.

Uno dei primissimi pazienti, Thomas McBean, rispose al ferro e alla chinina.

Nel 1845, il medico e chimico inglese Henry Bence Jones descrisse le proprietà termiche uniche di una proteina trovata nelle urine di McBean e il suo importante ruolo nel MM. La proteina di Bence-Jones è tuttora un marcatore chiave, diagnostico e prognostico, per il mieloma ed altre neoplasie ematologiche.

Un secolo dopo, i pazienti con MM avevano ancora opzioni terapeutiche limitate. La radioterapia rimase l’unico trattamento per i tumori delle plasmacellule fino all’introduzione dell’uretano, avvenuta nel 1947. L’uretano divenne lo standard di cura per 15 anni, ma uno studio controllato con placebo condotto in seguito non riuscì a dimostrare alcun effetto terapeutico.

Nel 1958, il chemioterapico melfalan portò un beneficio clinico per i pazienti con MM, in quanto determinò una notevole riduzione delle dimensioni del tumore. Nel 1962, quando venne documentata l’azione del corticosteroide prednisone contro il MM, si gettarono le basi per la prima terapia combinata: l’efficacia dell’associazione melfalan+prednisone, infatti, venne confermata da uno studio randomizzato su 183 pazienti e, quindi, divenne lo standard di cura del MM per molti decenni.

Nel 1982, vennero eseguiti i primi trapianti di cellule staminali ematopoietiche. In associazione alla chemioterapia ad alte dosi, i trapianti autologhi rappresentavano la prima speranza di sopravvivenza a lungo termine, ma solo per una piccola percentuale di pazienti idonei. Ancora oggi, a causa dell’età avanzata e del rischio di mortalità correlata al trapianto, questa opzione terapeutica non è accessibile a molti pazienti.

Fu solo nel 1999, tuttavia, che una scoperta sorprendente segnò l’inizio di una nuova era nel trattamento del mieloma. La ricerca dimostrò che la talidomide, un farmaco con una tragica storia, avendo causato difetti congeniti nei neonati negli anni ‘50, perché prescritto come antiemetico alle donne in gravidanza, era in grado di inibire la crescita dei vasi sanguigni (angiogenesi) che nutrono il tumore. Pertanto, partendo proprio dallo studio dei suoi effetti collaterali, venne ipotizzato un suo effetto benefico per i pazienti affetti da mieloma. Con la speranza di poter fornire ai pazienti l’accesso ad una nuova terapia che potesse allungare la vita dei pazienti affetti da MM, nel 1998 Celgene ottenne dalla Food and Drug Administration (FDA) l’autorizzazione all’immissione in commercio di talidomide. Poiché il numero di pazienti affetti da Mieloma Multiplo è basso, la malattia viene considerata rara e ha quindi ottenuto, nel 2001, la designazione di “farmaco orfano” dall’European Medicines Agency (EMA).

 

La talidomide è diventata il primo di una serie di nuovi agenti immunomodulanti (IMiDs®) per il trattamento del MM. Nel tempo attraverso la ricerca, sono state sviluppate la lenalidomide, un farmaco simile sotto il profilo chimico ma con minori effetti indesiderati, e la pomalidomide. Oltre agli IMiDs®, negli anni Duemila è stata introdotta anche una nuova categoria di farmaci, detti inibitori del proteasoma, di cui il bortezomib rappresenta il capostipite. Ciascuno di questi farmaci viene impiegato attualmente in diversi stadi della malattia e con diverse indicazioni.

Oggi, i pazienti affetti da mieloma vivono più a lungo. Grazie ai progressi nell’innovazione in ambito terapeutico, la sopravvivenza globale è migliorata del 50%. Prima dell’introduzione dei nuovi farmaci, la sopravvivenza mediana si attestava intorno a 4 anni, mentre oggi, nell’era dei nuovi farmaci, ha raggiunto 4-6 anni per i pazienti anziani e 8-10 anni per i più giovani[1] . Benché ciò rappresenti un significativo passo avanti, resta l’urgenza di trovare una cura definitiva che permetta la guarigione dei pazienti. A questo è necessario ricordare che si aggiunge il peso economico ed emotivo delle recidive e del trattamento continuativo.

L’incidenza di questa neoplasia ematologica letale aumenterà, in Europa, con l’aumentare dell’aspettativa di vita. I costi del trattamento in generale e, in particolare, dei farmaci oncologici, rappresentano una quota non indifferente della spesa sanitaria complessiva e si aggirano attorno al 5-10% in Europa, a seconda del Paese.

In un paper pubblicato nel 2011 su Haematologica, la rivista ufficiale della European Hematology Association, il Professor Jesús F. San-Miguel ha previsto tre azioni necessarie per trasformare il MM in una malattia potenzialmente curabile. In primo luogo,  eradicare il clone tumorale, incluse le cellule staminali tumorali. Secondariamente, sviluppare tecniche sensibili per valutare l’efficacia del trattamento. In ultimo cercare un equilibrio appropriato tra efficacia e tossicità, puntando alla qualità di vita, al prolungamento della sopravvivenza ed, eventualmente, alla guarigione[2] . Ciò conferma che, nel disegno degli studi clinici, l’equilibrio è una costante.

Emergono di continuo nuove conoscenze sugli eventi molecolari implicati nella genesi del mieloma. Uno studio recentemente pubblicato in Cancer Cell[3]  ha rivelato un’ampia eterogeneità genetica nelle cellule di mieloma, che ha implicazioni per una terapia mirata e suggerisce  la presenza di più patologie concomitanti.

Il prossimo capitolo nella lunga storia del Mieloma Multiplo deve ancora essere scritto. Ci si augura che possa portare una cura definitiva per la risoluzione di una malattia che, malgrado gli enormi progressi già compiuti per la sua gestione, resta complessa e letale.


Note:
1. Haematologica. 2011 Sep; 96(9): 1246-1248
2. Haematologica. 2011 Sep; 96(9): 1246-1248
3. Cancer Cell 25, January 13, 2014 – p91–101, 13
Milan,gennaio 2016