Le nuove ricerche infondono speranza ai pazienti con sindromi mielodisplastiche

Opzioni terapeutiche nuove e più personalizzate grazie alla ricerca.

3 maggio 2017 — 14° Simposio Internazionale sulle sindromi mielodisplastiche

Per i pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (MDS), un gruppo di disordini del midollo osseo che alterano la produzione delle cellule ematiche, i primi anni del 2000 sono stati caratterizzati da notevoli progressi, grazie all’approvazione di diverse nuove opzioni terapeutiche; da allora, i progressi nella ricerca e nel trattamento sono stati minimi.[1]

Con l’approssimarsi del Simposio Internazionale 2017 sulle sindromi mielodisplastiche, in programma questa settimana e a cui parteciperanno numerosi ricercatori, le speranze si stanno ora riaccendendo.

Gli esperti ritengono che una migliore comprensione del modo in cui il sistema immunitario e le mutazioni genetiche influiscono sulla malattia potrebbe portare a breve allo sviluppo di nuovi trattamenti.

Il Dr. Rafael Bejar, professore ordinario presso la University of California di San Diego, ci spiega perché sta aspettando con impazienza l’evento di quest’anno

Quali sono le sfide nel trattamento delle MDS?

Da tempo facciamo affidamento su tre farmaci approvati oltre 10 anni fa; questi trattamenti hanno eliminato la dipendenza da trasfusioni, hanno migliorato le conte ematiche e, con ogni probabilità, prolungato la vita di alcuni pazienti. Tuttavia, non tutti rispondono a queste terapie. Abbiamo bisogno di un numero maggiore di opzioni terapeutiche per trattare la malattia in modi diversi. Quando si dispone di più farmaci tra cui scegliere, è anche possibile iniziare a tracciare un profilo dei pazienti per prevedere quale sarà il farmaco migliore e personalizzare ulteriormente la cura.

Perché è così difficile fare progressi nel trattamento delle MDS?

Le MDS differiscono in larga misura da molti altri tumori. Dato che la malattia colpisce  pazienti anziani e spesso fragili, è necessario trovare farmaci che siano non solo efficaci, ma anche tollerabili e sicuri.

Dobbiamo quindi comprendere la malattia meglio di quanto si sappia fare oggi. Le cellule delle MDS non crescono facilmente in laboratorio, rendendone quindi difficile lo studio.

Quali recenti progressi verranno illustrati al simposio di quest’anno?

Una delle nuove e interessanti scoperte avvenute negli ultimi anni riguarda il modo in cui il sistema immunitario innato è coinvolto nello sviluppo delle MDS. Sappiamo che le cellule delle MDS danno origine ad uno stato infiammatorio e proliferano in questo ambiente. Potremmo essere in grado di trattare in modo mirato questo particolare tipo di infiammazione con farmaci e anticorpi terapeutici, per rendere più vulnerabili le cellule delle MDS. Questo approccio deve essere ancora studiato in modo approfondito da un punto di vista clinico, ma la ricerca in quest’ambito potrebbe offrire una serie interessante di bersagli terapeutici.

Vi è inoltre un crescente interesse nel possibile ruolo svolto nelle MDS dai linfociti B e T che formano il sistema immunitario adattativo. Alcune delle più interessanti terapie oncologiche attualmente utilizzate modificano il modo in cui il sistema immunitario reagisce alle cellule delle MDS. I ricercatori stanno attualmente studiando diversi tipi di approcci immunoterapeutici per il trattamento delle MDS.

Cosa hanno appreso i ricercatori sui processi biologici delle MDS? In che modo le informazioni acquisite possono aiutarci a trattare i pazienti?

Stiamo utilizzando le mutazioni per identificare i pazienti che presentano maggiori probabilità di rispondere a una data terapia. La genetica ci ha permesso di individuare diversi sottoinsiemi di MDS con pattern di mutazione distinti e importanti differenze negli outcome clinici. Ad esempio, i pazienti che presentano mutazioni in un gene chiamato SF3B1 tendono a rispondere in modo relativamente positivo, mentre i pazienti con mutazioni nel gene TP53 presentano solitamente una malattia più aggressiva, con prognosi generalmente più sfavorevole. Finora abbiamo stabilito le terapie in base a quelli che pensavamo potessero essere i possibili sviluppi della malattia, ora invece possiamo utilizzare metodi più accurati per predire la prognosi.

“Se riusciremo a rendere la malattia più gestibile, i pazienti potranno condurre una vita migliore e morire con la MDS, non di MDS.”

Alcuni dei nuovi sviluppi scientifici stanno inoltre contribuendo al processo di diagnosi delle MDS, è esatto?

Al momento molte persone con conte ematiche inspiegabilmente basse rimangono senza una diagnosi. Non soddisfano gli attuali criteri diagnostici delle MDS. Oggi tuttavia sappiamo che circa il 40% di questi pazienti presenta mutazioni associate alle MDS. Questi dati supportano l’aggiunta di test sulle mutazioni e sul sequenziamento del DNA al work-up diagnostico eseguito su questi pazienti. Potrebbe essere necessario ampliare la nostra definizione di MDS, per includere i pazienti affetti da una condizione simile alle MDS e che presenta una  probabilità di evolvere. Potremo inoltre essere in grado di dire a quei pazienti che non presentano queste mutazioni che potrebbero avere outcome favorevoli anche senza trattamento.

E’ ottimista sulla possibilità di avere presto progressi nel trattamento?

Le MDS sono indubbiamente un gruppo di disordini con molti trattamenti in sviluppo, che ci fanno ben sperare. Tuttavia, al momento, l’unica potenziale cura è rappresentata dal trapianto di cellule staminali. Sebbene i progressi ottenuti in tale ambito stiano rendendo i trapianti più sicuri ed efficaci, necessitiamo tuttavia di altre opzioni terapeutiche per la maggior parte dei pazienti che non possono essere sottoposti al trapianto di cellule staminali. Esistono diversi nuovi bersagli da studiare, tra cui le cascate infiammatorie, gli inibitori del checkpoint immunitario, le vie apoptotiche e i fattori di splicing mutati. Quando ci riusciremo, attaccheremo la malattia su più fronti. Con questi nuovi potenziali bersagli, speriamo di compiere enormi progressi nelle modalità di trattamento dei pazienti. “Se riusciremo a rendere la malattia più gestibile, i pazienti potranno condurre una vita migliore e morire con la MDS, non di MDS.”

Per ulteriori informazioni su questa malattia ematologica, leggere l’articolo “What Are Myelodysplastic Syndromes?”

[1] Chustecka Z., Dramatic changes in treatment landscape of MDS. Medscape, 7 marzo 2013. http://www.medscape.com/viewarticle/780319