Celgene: il coraggio di investire e credere nell’Italia

Un messaggio positivo e incoraggiante quello lanciato da Pasquale Frega, Amministratore Delegato di Celgene Italia, in occasione del suo intervento agli Stati Generali della Ricerca Sanitaria organizzati a Roma dal Ministero della Salute il 27 e 28 aprile

celgene-il-coraggio-di-investire-e-credere-nellitalia

Al centro dei due giorni di lavori, fortemente voluti dal Ministro della Salute, la situazione della ricerca scientifica oggi nel Nostro Paese. Un’occasione unica durante la quale le più alte cariche istituzionali, autorità accademiche e scientifiche, ricercatori, rappresentanti dei pazienti, del mondo industriale e della finanza sono stati chiamati a confrontarsi sugli attuali limiti e criticità della ricerca sanitaria, evidenziando le potenzialità di un settore che oltre ad un grande valore etico e sociale, costituisce, per tutto l’indotto e per le diverse realtà che interconnette, una significativa opportunità di crescita.

“E’ necessario che tutto il Paese capisca che la ricerca è un asset strategico, su cui puntare per crescere e dare opportunità ai nostri cittadini. L’Italia è il quinto Paese al mondo come impact factor di pubblicazioni scientifiche prodotte, il dodicesimo per investimenti in ricerca biomedica e l’ottavo per peso di investimento in ricerca biomedica rispetto al totale destinato a ricerca e sviluppo. Ma il vulnus è rappresentato dalla difficoltà di trasformare questi studi in brevetti – con queste parole il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha aperto i lavori degli Stati Generali della Ricerca Sanitaria dando il via ad una sessione istituzionale di indirizzo seguita da diverse sessioni tematiche che hanno visto alternarsi sul palco oltre 150 relatori alla presenza di circa 2000 invitati.

E’ in questo contesto che alcuni rappresentanti del mondo dell’industria, tra cui l’Amministratore Delegato di Celgene Italia, sono stati invitati a portare la loro testimonianza di manager alla guida di aziende che hanno riconosciuto nella ricerca uno strumento strategico per vincere la sfida dell’innovazione. E’ il caso appunto di Celgene che come ha spiegato Pasquale Frega, Amministratore Delegato di Celgene Italia “investe in ricerca e sviluppo più del 30% del fatturato, contro una media di settore pari al 17%, per offrire terapie innovative che rispondano a bisogni ancora non soddisfatti da altri trattamenti e abbiano quindi un impatto significativo sui pazienti e sulla società. Numeri ancora più significativi se si considera che a soli dieci anni dall’apertura della sede italiana, il nostro Paese è diventato l’hub di riferimento europeo della ricerca Celgene in termini di numero di studi clinici e pazienti arruolati”. Negli ultimi 8 anni in Italia sono stati condotti oltre 76 studi clinici, di cui 27 in fase III, con investimenti per oltre 100 milioni di euro, e supportati circa 69 studi accademici indipendenti per un totale di 39 milioni di euro, arruolando solo negli studi accademici più di 10.500 pazienti. “Un contribuito importante da parte nostra, suffragato dalla straordinaria qualità della ricerca scientifica italiana, vera e propria eccellenza al livello mondiale per quantità e qualità di pubblicazioni. E’ per questo che abbiamo scelto di lavorare sul campo, a contatto con i migliori ricercatori, e continueremo a farlo investendo a livello mondiale in ricerca e sviluppo 3 miliardi e mezzo di dollari, impegnandoci a portare in Italia una quota sempre maggiore di investimenti” – conclude Frega.

Alla domanda del Ministro Lorenzin, se l’Italia rappresenti ancora un paese in cui valga la pena investire, Celgene risponde dunque con un convinto “SI” che si traduce in un piano di investimenti concreti e nel riconoscimento e valorizzazione dei migliori talenti quale asset strategico per lo sviluppo e il successo del proprio business. Basti pensare che negli ultimi tre anni l’azienda ha raddoppiato il proprio organico in Italia, contando oggi quasi 200 professionisti, di cui più di 40 impegnati in Ricerca e Sviluppo, il 58% rappresentato da donne, il 64% con meno di 45 anni e il 95% laureato e con un master. Un’azienda dunque giovane e altamente competitiva che ha deciso di investire nella ricerca e scommettere sul nostro Paese.