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3 maggio 2017 — 14° Simposio Internazionale sulle sindromi mielodisplastiche

Per i pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (MDS), un gruppo di disordini del midollo osseo che alterano la produzione delle cellule ematiche, i primi anni del 2000 sono stati caratterizzati da notevoli progressi, grazie all’approvazione di diverse nuove opzioni terapeutiche; da allora, i progressi nella ricerca e nel trattamento sono stati minimi.[1]

Con l’approssimarsi del Simposio Internazionale 2017 sulle sindromi mielodisplastiche, in programma questa settimana e a cui parteciperanno numerosi ricercatori, le speranze si stanno ora riaccendendo.

Gli esperti ritengono che una migliore comprensione del modo in cui il sistema immunitario e le mutazioni genetiche influiscono sulla malattia potrebbe portare a breve allo sviluppo di nuovi trattamenti.

Il Dr. Rafael Bejar, professore ordinario presso la University of California di San Diego, ci spiega perché sta aspettando con impazienza l’evento di quest’anno

Quali sono le sfide nel trattamento delle MDS?

Da tempo facciamo affidamento su tre farmaci approvati oltre 10 anni fa; questi trattamenti hanno eliminato la dipendenza da trasfusioni, hanno migliorato le conte ematiche e, con ogni probabilità, prolungato la vita di alcuni pazienti. Tuttavia, non tutti rispondono a queste terapie. Abbiamo bisogno di un numero maggiore di opzioni terapeutiche per trattare la malattia in modi diversi. Quando si dispone di più farmaci tra cui scegliere, è anche possibile iniziare a tracciare un profilo dei pazienti per prevedere quale sarà il farmaco migliore e personalizzare ulteriormente la cura.

Perché è così difficile fare progressi nel trattamento delle MDS?

Le MDS differiscono in larga misura da molti altri tumori. Dato che la malattia colpisce  pazienti anziani e spesso fragili, è necessario trovare farmaci che siano non solo efficaci, ma anche tollerabili e sicuri.

Dobbiamo quindi comprendere la malattia meglio di quanto si sappia fare oggi. Le cellule delle MDS non crescono facilmente in laboratorio, rendendone quindi difficile lo studio.

Quali recenti progressi verranno illustrati al simposio di quest’anno?

Una delle nuove e interessanti scoperte avvenute negli ultimi anni riguarda il modo in cui il sistema immunitario innato è coinvolto nello sviluppo delle MDS. Sappiamo che le cellule delle MDS danno origine ad uno stato infiammatorio e proliferano in questo ambiente. Potremmo essere in grado di trattare in modo mirato questo particolare tipo di infiammazione con farmaci e anticorpi terapeutici, per rendere più vulnerabili le cellule delle MDS. Questo approccio deve essere ancora studiato in modo approfondito da un punto di vista clinico, ma la ricerca in quest’ambito potrebbe offrire una serie interessante di bersagli terapeutici.

Vi è inoltre un crescente interesse nel possibile ruolo svolto nelle MDS dai linfociti B e T che formano il sistema immunitario adattativo. Alcune delle più interessanti terapie oncologiche attualmente utilizzate modificano il modo in cui il sistema immunitario reagisce alle cellule delle MDS. I ricercatori stanno attualmente studiando diversi tipi di approcci immunoterapeutici per il trattamento delle MDS.

Cosa hanno appreso i ricercatori sui processi biologici delle MDS? In che modo le informazioni acquisite possono aiutarci a trattare i pazienti?

Stiamo utilizzando le mutazioni per identificare i pazienti che presentano maggiori probabilità di rispondere a una data terapia. La genetica ci ha permesso di individuare diversi sottoinsiemi di MDS con pattern di mutazione distinti e importanti differenze negli outcome clinici. Ad esempio, i pazienti che presentano mutazioni in un gene chiamato SF3B1 tendono a rispondere in modo relativamente positivo, mentre i pazienti con mutazioni nel gene TP53 presentano solitamente una malattia più aggressiva, con prognosi generalmente più sfavorevole. Finora abbiamo stabilito le terapie in base a quelli che pensavamo potessero essere i possibili sviluppi della malattia, ora invece possiamo utilizzare metodi più accurati per predire la prognosi.

“Se riusciremo a rendere la malattia più gestibile, i pazienti potranno condurre una vita migliore e morire con la MDS, non di MDS.”

Alcuni dei nuovi sviluppi scientifici stanno inoltre contribuendo al processo di diagnosi delle MDS, è esatto?

Al momento molte persone con conte ematiche inspiegabilmente basse rimangono senza una diagnosi. Non soddisfano gli attuali criteri diagnostici delle MDS. Oggi tuttavia sappiamo che circa il 40% di questi pazienti presenta mutazioni associate alle MDS. Questi dati supportano l’aggiunta di test sulle mutazioni e sul sequenziamento del DNA al work-up diagnostico eseguito su questi pazienti. Potrebbe essere necessario ampliare la nostra definizione di MDS, per includere i pazienti affetti da una condizione simile alle MDS e che presenta una  probabilità di evolvere. Potremo inoltre essere in grado di dire a quei pazienti che non presentano queste mutazioni che potrebbero avere outcome favorevoli anche senza trattamento.

E’ ottimista sulla possibilità di avere presto progressi nel trattamento?

Le MDS sono indubbiamente un gruppo di disordini con molti trattamenti in sviluppo, che ci fanno ben sperare. Tuttavia, al momento, l’unica potenziale cura è rappresentata dal trapianto di cellule staminali. Sebbene i progressi ottenuti in tale ambito stiano rendendo i trapianti più sicuri ed efficaci, necessitiamo tuttavia di altre opzioni terapeutiche per la maggior parte dei pazienti che non possono essere sottoposti al trapianto di cellule staminali. Esistono diversi nuovi bersagli da studiare, tra cui le cascate infiammatorie, gli inibitori del checkpoint immunitario, le vie apoptotiche e i fattori di splicing mutati. Quando ci riusciremo, attaccheremo la malattia su più fronti. Con questi nuovi potenziali bersagli, speriamo di compiere enormi progressi nelle modalità di trattamento dei pazienti. “Se riusciremo a rendere la malattia più gestibile, i pazienti potranno condurre una vita migliore e morire con la MDS, non di MDS.”

Per ulteriori informazioni su questa malattia ematologica, leggere l’articolo “What Are Myelodysplastic Syndromes?”

[1] Chustecka Z., Dramatic changes in treatment landscape of MDS. Medscape, 7 marzo 2013. http://www.medscape.com/viewarticle/780319

20 aprile 2017 – Sebbene i trattamenti siano migliorati nell’ultimo ventennio, la sclerosi multipla (SM) rimane tuttora una malattia incurabile.[1],[2] La maggior parte delle persone con SM, presenta una forma nota come sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR) caratterizzata da periodi di ricaduta (con riacutizzazione dei sintomi) che si alternano a periodi di remissione (con sintomi lievi o del tutto assenti).[3] Oggi i ricercatori, conoscono in modo più approfondito i meccanismi alla base delle ricadute della malattia e queste conoscenze stanno promuovendo lo sviluppo di nuovi trattamenti.

Nel corso dell’MS Awareness Month, che ha avuto luogo nel mese di marzo di quest’anno, abbiamo parlato con Bruce Bebo, PH.D. e Executive Vice President per la Ricerca presso la National MS Society, per comprendere gli interrogativi che guidano oggi la ricerca e i progressi in atto.[4]

La National Multiple Sclerosis Society  sostiene oltre 300 progetti di ricerca e investe circa 50 milioni di dollari nella ricerca sulla sclerosi multipla ogni anno. Quali sono i progressi più interessanti tra quelli conseguiti di recente? I progressi conseguiti nella riparazione della guaina mielinica che protegge le cellule nervose e che è distrutta dalla SM sono incoraggianti. Questo approccio, quando abbinato alle immunoterapie, potrebbe rivelarsi straordinario nel prevenire un peggioramento della malattia. La SM è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule nervose e, di conseguenza, le immunoterapie potrebbero in ultima analisi rallentare o arrestare la neurodegenerazione nella SM. Una migliore comprensione del ruolo svolto dai linfociti B (un tipo di cellule del sistema immunitario) nel processo di distruzione porterà con ogni probabilità a nuovi e migliori trattamenti per questa forma di SM.

La maggior parte dei 2,3 milioni di persone con SM nel mondo presenta una forma di sclerosi multipla nota come recidivante-remittente (SMRR). Quali sono i grandi interrogativi che spingono la ricerca nella SMRR?

Non sappiamo ancora con precisione quali siano i bersagli del sistema immunitario nella SMRR, né i fattori di rischio ambientale o quelli scatenanti e neppure in che modo i 200 geni che si stima siano associati alla SM concorrano di fatto alla malattia.[5]

In che modo la risposta a questi interrogativi aiuterà ad ottenere opzioni terapeutiche più efficaci per i pazienti con SMRR?

Allo stato attuale le immunoterapie hanno come bersaglio di frequente sia le cellule del sistema immunitario che aiutano a combattere le infezioni che quelle che causano la SM. La conoscenza dei bersagli da colpire ci consentirà di sviluppare terapie più precise che impediranno al sistema immunitario di attaccare le cellule nervose senza tuttavia interferire con le cellule che contrastano le infezioni. La comprensione dei fattori ambientali, genetici e associati allo stile di vita fornirà inoltre gli strumenti e le strategie da adottare per il trattamento e la prevenzione.

Abbiamo già a disposizione decine di opzioni terapeutiche per il trattamento della SMRR. Perché ce ne servono altre?

Ci sarà sempre chi risponde al trattamento e chi no, ma il fatto di poter disporre di più opzioni terapeutiche permetterà ai medici di personalizzare il trattamento per le persone che vivono con la SMRR. Abbiamo bisogno di altri trattamenti anche perché le nostre migliori terapie sono attualmente in grado di inibire le ricadute solo nel 50% dei casi circa. Possiamo sicuramente fare di meglio! Immunoterapie più mirate potrebbero inoltre contribuire ad arrestare la progressione della SMRR senza lasciare la persona affetta dalla malattia esposta alle infezioni.

Qual è l’importanza delle persone con sclerosi multipla nella ricerca e nei trial clinici sulla SMRR?

L’unico modo per fare progressi nella SM è condurre studi sulle persone che hanno questa patologia. La ricerca patient-centered sta acquistando sempre più slancio. Basti ricordare il programma iConquerMS che sta raccogliendo dati da 20.000 persone su come sia la vita con la sclerosi multipla e su quale sia la risposta al trattamento. Ciò ci aiuterà a rispondere ai quesiti che riguardano il modo in cui i fattori ambientali e quelli associati allo stile di vita influiscono sulla SM. Le persone con la SM possono inoltre partecipare a studi clinici condotti su nuove terapie per la SM. E’ possibile reperire maggiori informazioni sul sito web della National MS Society.

La vision alla base della ricerca sostenuta dalla National MS Society è quella di avvicinarci sempre di più ad un “Mondo senza sclerosi multipla”. Se, da un lato, stiamo ancora cercando una cura, dall’altro, che cosa significherebbe per le persone vivere “libere” dalla sclerosi multipla?

Il termine “libertà” assume un significato diverso per ogni persona affetta da sclerosi multipla. Per alcuni significherà semplicemente avere le forze per potersi godere una cena in famiglia. Per altri, significherà poter fare trekking, andare in bicicletta o ancora dedicarsi alla pittura.

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[1] L. Anderson, Multiple Sclerosis: What’s New in MS Treatment Options? Drugs.com. Jan 26, 2017. https://www.drugs.com/slideshow/multiple-sclerosis-1054

[2] Disease-modifying medications for multiple sclerosis. National MS Society. Luglio 2016. http://www.nationalmssociety.org/NationalMSSociety/media/MSNationalFiles/Brochures/Brochure-The-MS-Disease-Modifying-Medications.pdf .

[3] Relapsing-remitting MS (RRMS). National Multiple Sclerosis Society. http://www.nationalmssociety.org/What-is-MS/Types-of-MS/Relapsing-remitting-MS

[4] B. Bebo, Big Questions continue to drive multiple sclerosis Research. http://www.celgene.com/driving-multiple-sclerosis-research/

[5] Cree Bruce A.. Multiple sclerosis genetics. Handbook of clinical neurology. 2014;122:193-209. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24507519

 

18 aprile, 2017 – La responsabilità sociale di Celgene

Nell’ultimo decennio, oltre1,2 milioni di persone sono state trattate con le terapie di Celgene, che continua così a tenere fede alla sua promessa di prolungare emigliorare la vita dei pazienti in tutto il mondo.

Celgene, oltre a continuare il suo impegno nella scoperta, nello sviluppo e nella commercializzazione di nuovi farmaci per i pazienti con bisogni medici insoddisfatti, quest’anno ha deciso di rendere pubblici i principi alla base delle politiche di prezzo, per aumentare la trasparenza, i propri obiettivi ambientali, da raggiungere entro il 2020, e ha intensificato il suo impegno a favore dei pazienti, attraverso la collaborazione con circa 150 associazioni pazienti in tutto il mondo.

“I pazienti sono al centro di tutto ciò che facciamo in Celgene”, ha affermato Mark J. Alles, CEO di Celgene. “Mettere i pazienti al centro è ciò che ci unisce. È la nostra essenza.”

L’impegno di Celgene in termini di responsabilità sociale d’impresa ha ricevuto, per la prima volta, una valutazione esterna, da parte di 50 stakeholders, tra cui esperti di salute, tutela dei pazienti, gestione ambientale e politiche pubbliche. Quanto emerso da questi confronti contribuirà  a definire le priorità future dell’azienda in materia di responsabilità sociale d’impresa, concentrandosi su quelle in grado di generare un valore sia aziendale, sia sociale.

Un altro aspetto emerso dai confronti è che l’accesso dei pazienti alle cure è una priorità assoluta sia per Celgene, sia per i suoi stakeholders. L’azienda collabora con i professionisti della salute, i sistemi sanitari, le associazioni pazienti e i governi per garantire l’accesso alle terapie ed è costantemente impegnata a  condividere la propria visione e la propria esperienza in dibattiti pubblici sulle politiche sanitarie.

“L’accesso all’assistenza sanitaria resta un’importante sfida globale sia nei paesi industrializzati, sia in quelli in via di sviluppo”, ha dichiarato Joel Beetsch, vice-presidente della divisione Patient Advocacy di Celgene. “Migliorare l’accesso alle terapie innovative significa mettere a disposizione dei pazienti tutte le opportunità possibili per avere una vita più lunga e produttiva”.

 “Mettere i pazienti al centro è l’obiettivo che ci unisce. È la nostra essenza.”

Il Consorzio The Academic Model Providing Access to Healthcare (AMPATH), una delle partnership di Celgene per promuovere il diritto alla salute globale si pone come obiettivo primario l’accesso alle cure L’Istituto di oncologia di AMPATH rientra in uno dei pochi programmi oncologici multi-istituzionali e internazionali presenti nell’Africa sub-sahariana. Il programma affronta tutte le fasi della cura del tumore: prevenzione e screening, diagnosi e trattamento, cure palliative e servizi di sostegno e assistenza al lutto. Il supporto di Celgene a favore dell’Istituto oncologico di AMPATH ha reso possibile erogare servizi di assistenza clinica per pazienti oncologici presso 5 centri di cura. Celgene offre un importante sostegno all’infrastruttura farmaceutica e alle strategie terapeutiche innovative destinate ai pazienti di AMPATH e include inoltre attività educative per i pazienti con patologie ematologiche, il potenziamento della supply chain dei farmaci, il supporto alle infrastrutture e lo sviluppo di un programma di tirocinio in farmacia.

Migliorare la vita dei pazienti in tutto il mondo: un obiettivo reso possibile solo grazie ai circa 7.000 dipendenti di Celgene che sono impegnati a realizzare la mission aziendale con un impatto positivo nelle rispettive comunità. Nel 2015, Celgene si è posizionata al 12o posto tra le aziende con la migliore reputazione nell’indagine Top Employers condotta da Science Careers ed è stata nominata miglior partner nel settore biofarmaceutico per la campagna di raccolta fondi “Light the Night” della Leukemia and Lymphoma Society.

Con l’intento di fare la differenza per la società, a dicembre 2016 Celgene si è impegnata pubblicamente per raggiungere in futuro obiettivi di tutela ambientale. Tali obiettivi, che l’azienda intende raggiungere entro il 2020, includono la riduzione delle emissioni di gas serra, maggiori investimenti nelle fonti di energia rinnovabili, la riduzione del prelievo idrico e della produzione di rifiuti solidi.

“La salute dell’uomo è chiaramente correlata alla salute del pianeta”, ha dichiarato Zeba Khan, vice-president della Divisione Corporate Responsibility di Celgene. “Sono obiettivi   ambiziosi ma realistici e, mentre continueremo a impegnarci per ridurre al minimo il nostro impatto sul pianeta, ci aiuteranno a puntare più in alto e a fare sempre meglio.”

Questi obiettivi ambientali nascono da una cultura aziendale che punta all’integrità, e a condividere la propria visione e la propria esperienza in dibattiti pubblici.

Queste e molte altre iniziative di Celgene sono in linea non solo con le priorità di responsabilità sociale d’impresa ma anche con i suoi obiettivi, che, giorno dopo giorno, guidano i suoi dipendenti in tutto il mondo.

Per maggiori informazioni sul costante impegno di Celgene per mettere i pazienti sempre al centro, vi invitiamo a leggere il Bilancio di Responsabilità Sociale 2016 di Celgene.

Quando lo scorso anno la Commissione Europea ha stilato il Quadro di valutazione annuale della UE sugli investimenti industriali in ricerca e sviluppo, Celgene è risultata essere la prima tra le principali aziende a livello mondiale in termini di percentuale di fatturato reinvestito in ricerca e sviluppo (R&S): quasi il 40% nel 2015.[1]

Reinvestire per sviluppare farmaci sempre più innovativi è essenziale per permettere a Celgene di mantenere la promessa fatta ai pazienti: garantire  il progresso  scientifico per migliorare il corso della salute umana. Lo sviluppo di nuove terapie è infatti basato su importanti investimenti in ricerca e sviluppo.

Gli investimenti di Celgene e di altre aziende biofarmaceutiche stanno già cambiando il corso di malattie gravi e potenzialmente fatali come i tumori. Secondo un recente rapporto dell’American Cancer Society, il tasso di mortalità per tumore negli Stati Uniti è diminuito del 25% tra il 1991 e il 2014, con oltre 2,1 milioni di decessi scongiurati.[2] I ricercatori ritengono che il 79-86% dei  tassi di sopravvivenza ottenuti tra il 1980 e il 2000 sia attribuibile ai nuovi trattamenti, compresi i farmaci innovativi.[3] In Italia, i dati dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori indicano un costante aumento del numero degli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore, di circa il 3% l’anno. Il numero di prevalenti (numero di soggetti ancora in vita con diagnosi di tumore), che era di 2 milioni e 244 mila nel 2006, è aumentato sino a oltre tre milioni nel 2016 e uno su quattro può considerarsi guarito, perché è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale.[4]

Il futuro delle terapie oncologiche è motivo di speranza per i pazienti. Sono attualmente in via di sviluppo oltre 800 terapie e l’80% dei trattamenti oncologici nelle pipeline è rappresentato da farmaci potenzialmente innovativi basati su nuovi approcci, come le cellule CAR-T e le immunoterapie”.[5] [6] [7]

Recentemente è stato inoltre dimostrato che i farmaci innovativi nel medio-lungo termine sono in grado di sostenere i Sistemi Sanitari. Secondo uno studio del 2014, pubblicato nel Journal of Oncology Practice, la spesa farmaceutica è aumentata del 179%, ma i costi complessivi delle terapie oncologiche sono diminuiti del 34%, grazie ad una minore necessità di cure ospedaliere e radioterapia. Inoltre, i pazienti continuano a ricevere cure di alto livello[8], capaci non solo di aumentare l’aspettativa di vita, ma anche di prolungarne e migliorarne la qualità.

Senza un forte impegno, diretto ad assicurare l’accesso per i pazienti ai farmaci oncologici precedentemente sviluppati, non sarebbe stato possibile creare una solida pipeline di terapie oncologiche. Questo ciclo virtuoso di innovazione è essenziale per garantire un progresso continuo nella lotta al cancro e ad altre malattie.

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[1] Quadro di valutazione UE 2016 sugli investimenti industriali in R&S. Commissione Europea, 2016. http://iri.jrc.ec.europa.eu/documents/10180/1030082/The%202016%20EU%20Industrial%20R%26D%20Investment%20Scoreboard Accesso: 8 febbraio 2016.

[2] Siegel Rebecca L., Miller Kimberly D., Jemal Ahmedin. Cancer statistics, 2017 CA: A Cancer Journal for Clinicians. 2017;67:7-30. http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.3322/caac.21387/full Accesso: 8 febbraio 2017.

[3] E. Sun, D. Lakdawalla, C. Reyes, D. Goldman, T. Philipson e A. Jena. The determinants of recent gains in cancer survival: An analysis of the Surveillance, Epidemiology, and End Results (SEER) database. Journal of Clinical Oncology, 2008.ASCO Annual Meeting Proceedings Vol 26, No 15S (May 20 Supplement), 2008: 6616

[4] AIOM- AIRTUM, I Numeri del cancro in Italia, 2016 http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdf

[5] Pharmaceutical Research and Manufacturers of America. PhRMA chart pack: cancer medicines value in context. Spring 2014. Capitolo 1, diapositiva 4. http://phrma-docs.phrma.org/sites/default/files/pdf/cancer_chart_pack.pdf Accesso: 8 febbraio 2017.

[6] Numero di farmaci ottenuti attraverso fonti pubbliche, governative e industriali e il database Adis “R&D Insight” aggiornato al 21 agosto 2015.

[7] G. Long e J. Works. “Innovation in the Biopharmaceutical Pipeline: A Multidimensional View.” Boston, MA: gruppo di analisi, gennaio 2013. Disponibile all’indirizzo www.analysisgroup.com/uploadedFiles/Publishing/Articles/2012_Innovation_in_the_Biopharmaceutical_Pipeline.pdf Accesso: 8 febbraio 2017.

[8]  Lee N. Newcomer Lee N., Gould Bruce, Page Ray D, Donelan Sheila A., Perkins Monica.  Changing Physician Incentives for Affordable, Quality Cancer Care: Results of an Episode Payment Model. Journal of Oncology Practice 10, no. 5 (September 2014) 322-326. DOI: http://dx.doi.org/10.1200/JOP.2014.001488 Accesso: 8 febbraio 2017.

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato la rimborsabilità di apremilast, trattamento orale per l’Artite Psoriasica, anche in Italia. Apremilast sarà disponibile per i pazienti adulti con Artrite Psoriasica attiva che abbiano risposto in modo inadeguato o siano risultati intolleranti ad almeno due DMARDs convenzionali e nei quali l’uso dei farmaci biologici sia controindicato o non tollerato. L’approvazione di apremilast segna l’entrata di Celgene nell’area dell’Infiammazione e Immunologia, dimostrando nuovamente l’impegno dell’azienda nella continua ricerca di soluzioni innovative per le necessità non soddisfatte dei pazienti.

L’Artrite Psoriasica colpisce circa  250.000 persone in Italia ed è una patologia infiammatoria cronica che provoca  dolore e tumefazione articolare, spesso incidendo negativamente sulla quotidianità di chi ne è affetto. La malattia insorge mediamente tra i 20 e i 40 anni e si manifesta in uguale proporzione nei due sessi[1]. L’entesite (infiammazione dei siti di inserzione di tendini o legamenti nelle ossa) e la dattilite (infiammazione delle dita di mani e piedi, comunemente nota come “dito a salsicciotto”) sono manifestazioni tipiche dell’Artrite Psoriasica e possono comportare una disabilità significativa.

Apremilast è un inibitore della PDE4 e rappresenta il primo trattamento orale approvato negli ultimi 15 anni per il trattamento di questa patologia. Il Dott. Antonio Marchesoni, Responsabile della Struttura Semplice per la Diagnosi e la Terapia delle Artropatie Infiammatorie Croniche, ASST Gaetano Pini – CTO di Milano, commenta “Oltre al beneficio sulle manifestazioni cliniche della patologia, da apremilast ci si aspetta un impatto positivo sulla  qualità di vita del paziente e sulla gestione generale della patologia”.

Negli studi PALACE 1,2 e 3, uno dei più ampi programmi di sviluppo clinico mai condotti sull’Artrite Psoriasica, un numero significativo di pazienti in terapia con apremilast ha ottenuto la risposta ACR 20, alla settimana 16, rispetto ai pazienti trattati con placebo (un miglioramento del 20% secondo i criteri di valutazione dell’attività della malattia elaborati dall’American College of Rheumatology). Apremilast ad oggi non è rimborsato dal SSN nell’indicazione psoriasi a placche.

Fare clic qui per informazioni di prescrizione complete  su apremilast

 

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Italia eccellenza nell’ambito della ricerca medico-universitaria, grazie alla grande capacità dei nostri ricercatori, agli investimenti del settore privato e alla semplificazione prevista in futuro delle normative. Questa, la fotografia del Paese presentata al forum “Il Futuro è la Ricerca Clinica – Un’opportunità per il Paziente, il SSN e il Paese”, organizzato da The European House-Ambrosetti, in occasione della celebrazione dei 10 anni di Celgene in Italia.

Il quadro Italiano presentato al Forum ha evidenziato che, dopo una flessione del numero di studi clinici realizzati tra il 2008 e il 2013, dal 2014 il nostro Paese ha visto un graduale aumento delle sperimentazioni, che rappresentano oggi oltre il 18% degli studi Europei. In particolare, due dati dimostrano l’eccellenza del nostro Paese, quali: la crescita delle sperimentazioni di Fase I, un segnale positivo che indica una  maggiore partecipazione della ricerca italiana alla realizzazione di nuove cure, oltre che una maggiore capacità di fare ricerca; . il primo posto in Europa sia per numero di pubblicazioni per ricercatore, sia di citazioni per ricercatore, che dimostrano l’intraprendenza e la preparazione di chi opera in questo ambito.

Questa tendenza positiva verso la ricerca fa ben sperare,per l’Italia, che potrà anche avvalersi del nuovo regolamento Europeo 536/2014, in vigore dal 2018, e del nuovo Disegno di Legge presentato quest’anno dal Ministro Lorenzin. Questi due strumenti permetteranno, tra le altre cose, la semplificazione dei processi autorizzativi e degli adempimenti formali nella ricerca clinica, consentendo al nostro Paese di candidarsi a polo di riferimento per la realizzazione di ricerca biomedica.

Con queste basi, l’alleanza tra gli attori coinvolti – SSN, Accademia, Società Scientifiche, Associazioni Pazienti e Aziende – potrà dare frutti ancora maggiori, attraendo un maggior numero di investitori e favorendo la posizione italiana a livello Europeo.

Per maggiori informazioni potete visitare il seguente link http://www.ambrosetti.eu/ricercaclinica

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Verona, il 6 e 7 maggio, è stata città principe nella lotta al tumore al pancreas. La città scaligera ha infatti ospitato diverse iniziative a sostegno di prevenzione, diagnosi e terapia di questa grave neoplasia, dirette soprattutto a medici, pazienti e, più in generale, a tutta la popolazione. Il carcinoma pancreatico è, un tumore molto difficile con una alta mortalità che colpisce ogni anno, 12.500 italiani e, a causa della sua natura silente e aggressiva, viene diagnosticato quando ormai la situazione richiede un intervento chirurgico e farmacologico, molto complesso.

Il convegno nazionale “Advances in Oncology, Focus sul Carcinoma del Pancreas”ha riunito le maggiori figure  scientifiche e mediche a livello nazionale in quest’area. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e i maggiori esperti nazionali – hanno ribadito la necessità di un approccio multidisciplinare alla patologia, con équipe mediche riunite in centri di riferimento, come ad esempio l’Azienda Ospedaliera di Verona. Solo in questo modo, dichiarano gli esperti, si potrà garantire la migliore assistenza al paziente collezionando dati e casistiche e avanzando nella ricerca per il trattamento di questa malattia. La conferenza stampa di apertura è stata l’occasione per presentare ai giornalisti il progetto AIOM “Cooking. Comfort. Care”, una campagna internazionale sulla corretta nutrizione per il paziente oncologico realizzata con il contributo non condizionante di Celgene. Sul sito web AIOM, sarà possibile trovare e scaricare consigli e ricette utili al benessere del paziente; L’ attenzione a tavola è, infatti, un elemento di fondamentale importanza per aumentare la qualità di vita di chi è in terapia.

Momento importante, è stato il Bubble flash mob dal titolo “La Vita è Meravigliosa, Prevenire Allunga la Vita”, durante il quale Piazza delle Erbe è stata invasa da ballerini e bolle di sapone,una coreografia che ha colpito i presenti e ha permesso di far conoscere alla popolazione questa patologia sensibilizzandola sull‘importanza di condurre un corretto stile di vita e sulla  prevenzione.

Per conoscere le ricette AIOM: http://www.aiom.it/pazienti/iniziative-eventi-pubblici/cooking-comfort-care-tumore-pancreas/1,1745,1

celgene-il-coraggio-di-investire-e-credere-nellitalia

Al centro dei due giorni di lavori, fortemente voluti dal Ministro della Salute, la situazione della ricerca scientifica oggi nel Nostro Paese. Un’occasione unica durante la quale le più alte cariche istituzionali, autorità accademiche e scientifiche, ricercatori, rappresentanti dei pazienti, del mondo industriale e della finanza sono stati chiamati a confrontarsi sugli attuali limiti e criticità della ricerca sanitaria, evidenziando le potenzialità di un settore che oltre ad un grande valore etico e sociale, costituisce, per tutto l’indotto e per le diverse realtà che interconnette, una significativa opportunità di crescita.

“E’ necessario che tutto il Paese capisca che la ricerca è un asset strategico, su cui puntare per crescere e dare opportunità ai nostri cittadini. L’Italia è il quinto Paese al mondo come impact factor di pubblicazioni scientifiche prodotte, il dodicesimo per investimenti in ricerca biomedica e l’ottavo per peso di investimento in ricerca biomedica rispetto al totale destinato a ricerca e sviluppo. Ma il vulnus è rappresentato dalla difficoltà di trasformare questi studi in brevetti – con queste parole il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha aperto i lavori degli Stati Generali della Ricerca Sanitaria dando il via ad una sessione istituzionale di indirizzo seguita da diverse sessioni tematiche che hanno visto alternarsi sul palco oltre 150 relatori alla presenza di circa 2000 invitati.

E’ in questo contesto che alcuni rappresentanti del mondo dell’industria, tra cui l’Amministratore Delegato di Celgene Italia, sono stati invitati a portare la loro testimonianza di manager alla guida di aziende che hanno riconosciuto nella ricerca uno strumento strategico per vincere la sfida dell’innovazione. E’ il caso appunto di Celgene che come ha spiegato Pasquale Frega, Amministratore Delegato di Celgene Italia “investe in ricerca e sviluppo più del 30% del fatturato, contro una media di settore pari al 17%, per offrire terapie innovative che rispondano a bisogni ancora non soddisfatti da altri trattamenti e abbiano quindi un impatto significativo sui pazienti e sulla società. Numeri ancora più significativi se si considera che a soli dieci anni dall’apertura della sede italiana, il nostro Paese è diventato l’hub di riferimento europeo della ricerca Celgene in termini di numero di studi clinici e pazienti arruolati”. Negli ultimi 8 anni in Italia sono stati condotti oltre 76 studi clinici, di cui 27 in fase III, con investimenti per oltre 100 milioni di euro, e supportati circa 69 studi accademici indipendenti per un totale di 39 milioni di euro, arruolando solo negli studi accademici più di 10.500 pazienti. “Un contribuito importante da parte nostra, suffragato dalla straordinaria qualità della ricerca scientifica italiana, vera e propria eccellenza al livello mondiale per quantità e qualità di pubblicazioni. E’ per questo che abbiamo scelto di lavorare sul campo, a contatto con i migliori ricercatori, e continueremo a farlo investendo a livello mondiale in ricerca e sviluppo 3 miliardi e mezzo di dollari, impegnandoci a portare in Italia una quota sempre maggiore di investimenti” – conclude Frega.

Alla domanda del Ministro Lorenzin, se l’Italia rappresenti ancora un paese in cui valga la pena investire, Celgene risponde dunque con un convinto “SI” che si traduce in un piano di investimenti concreti e nel riconoscimento e valorizzazione dei migliori talenti quale asset strategico per lo sviluppo e il successo del proprio business. Basti pensare che negli ultimi tre anni l’azienda ha raddoppiato il proprio organico in Italia, contando oggi quasi 200 professionisti, di cui più di 40 impegnati in Ricerca e Sviluppo, il 58% rappresentato da donne, il 64% con meno di 45 anni e il 95% laureato e con un master. Un’azienda dunque giovane e altamente competitiva che ha deciso di investire nella ricerca e scommettere sul nostro Paese.

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In occasione dei 10 anni di Celgene in Italia, i dipendenti più sportivi dell’azienda hanno scelto di impegnarsi in uno degli eventi benefici più importanti in Italia, la Milano Marathon, che si è tenuta domenica 3 aprile, con l’obiettivo di farsi bene, facendo del bene. Le 7 squadre a staffetta, con 4 membri ciascuna, hanno corso per 10 km a testa, partendo dai Giardini di Porta Venezia, per percorrere la città, e rientrare ai Giardini stessi, festeggiando il proprio impegno presso lo stand Dynamo Camp.

Passione, dedizione e coraggio, tra i valori fondanti di Celgene, sono stati tradotti nell’impegno di correre per Dynamo Camp, ONLUS dedicata ad ospitare gratuitamente per periodi di vacanza bambini e ragazzi affetti da gravi malattie, in terapia o nei periodi di post-ospedalizzazione. La Milano Marathon, infatti, dà l’opportunità di aderire al Charity Program, progetto di solidarietà creato da Milano Marathon stessa, che permette di devolvere la propria quota d’iscrizione ad una delle associazioni no-profit iscritte, aiutandola a raccogliere donazioni.

Qui, è possibile intravvedere i video delle 7 squadre (Celginnica, Filosofia, Momenti di Gloria, Podisti per Caso, So Fast So Good, Verde, Via col Vento) che, traducendo in un impegno personale la filosofia di Responsabilità Sociale di Celgene, ovvero mettere sempre il paziente al centro delle loro azioni, hanno partecipato alla Milano Marathon: https://irewind.com/!/search?searchTerm=celgene

Per ulteriori informazioni su Milano Marathon: http://milanomarathon.it/

Per ulteriori informazioni su Dynamo Camp: http://www.dynamocamp.org/

 

 

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Il sito web Celgene Italia si rinnova, con una nuova veste grafica e una ampia selezione di notizie sempre aggiornate. In linea con i valori dell’Azienda: “Passione, Coraggio, Fiducia, Eccellenza”, il nuovo sito www.celgene.it contiene informazioni complete, trasparenti, di facile lettura, ma al tempo stesso scientificamente rigorose, caratteristica imprescindibile per chi opera nel settore biofarmaceutico.

Semplice da navigare e da consultare, a partire dalla homepage dove è possibile conoscere la storia e i valori dell’Azienda, l’impegno di Celgene nella Ricerca & Sviluppo di terapie innovative per il trattamento di neoplasie e patologie autoimmuni e infiammatorie, www.celgene.it si propone quale valido supporto a tutti coloro che desiderano approfondire diversi temi legati non solo all’Azienda, ma anche alle ultime novità mediche e scientifiche.

Celgene è arrivata in Italia 10 anni fa e, da allora, ha registrato una crescita straordinaria tanto da raddoppiare il numero dei propri addetti negli ultimi tre anni dichiara il dott. Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Celgene ItaliaForti dei numeri che fanno della nostra Azienda, a livello globale, una delle prime nel settore biotecnologico nelle cure ematologiche ed oncologiche e punta ad esserlo anche nell’area delle patologie autoimmuni e infiammatorie, abbiamo ritenuto di fondamentale importanza il rinnovamento del nostro sito web. Questo è, infatti, uno strumento pensato sia per far conoscere la nostra realtà, sia per fornire a ciascuno dei nostri interlocutori una piattaforma facilmente navigabile in cui trovare informazioni chiare e aggiornate sulle nostre attività e il settore di riferimento”.